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I Pavimenti Musivi

Ci sono i mosaici strappati dalle case più antiche portate alla luce dagli scavi (quelle del fondo Cossar vicino alla Basilica), quali il pavimento con il fiocco allacciato a tralci di vite e byronia, del I secolo a.C., l'asaroton da triclinio cioè pavimento non spazzato, sul quale erano raffigurati quindi resti di cibi - del I secolo a.C. Notiamo che nei banchetti venivano offerti agli ospiti di questa ricca famiglia pane, vino, verdura, carne, pesce, frutta esotica.

Belli anche il pannello con la Nereide sul toro marino (dal mare emerge un Tritone guidato da un delfino) e la testina femminile di cui è stata posta una copia nel sito dal quale fu strappata.

È giunto a noi il nome di un solo mosaicista, L (ucius) Celius [Pavo], su un pavimento nel quale la figura del pavone si deve leggere, secondo alcuni studi, come immagine onomastica al posto del cognomen.

Vi sono poi tappeti policromi a grosso tassellato (tipico del III secolo d.C.) con ritratti di atleti, provenienti dalla sala delle terme (scavate e rinterrate), frequentate dagli atleti.

La serie di ritratti si fa risalire al III secolo d.C.
Le terme, con varie sale e vasche, furono scoperte nel 1927 (per la loro ubicazione vedere piantina).

Al centro-nord della città furono scoperti altri impianti termali, forse privati, mentre è ancora in discussione la funzione di un'ulteriore ambiente scavato ai margini della città.

Uscendo dal museo, attraversiamo via Giulia Augusta, che corrisponde all'antico cardo massimo della colonia romana, cioè all'arteria che tagliava la città da nord a sud (l'altra via principale, avente direzione est-ovest, il decumano massimo, corrispondeva pressappoco all'odierna via Gemina).

Rechiamoci quindi in Campo dei Patriarchi, ampio spiazzo verde un tempo occupato dal palazzo eretto dal patriarca Poppone (XI secolo).