Comune di Aquileia

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Il Foro e la Basilica Civile

Il foro è il primo monumento romano che il visitatore può osservare quando arriva ad Aquileia. Lo scavo, sebbene iniziato nel lontano 1930 (nel 1936 sono state rialzate alcune colonne del colonnato orientale), è ancora in fase di ultimazione: si sta indagando la parte occidentale, con il relativo colonnato contraddistinto da grossi plutei con testa di Medusa e di Giove Ammone.

Il foro era il luogo più nobile della città romana, cuore della vita civile e religiosa: vi si svolgevano comizi elettorali, processi, cerimonie, vi erano esposti leggi e decreti ed era luogo d'incontro di imprenditori e mercanti.

Databile al II - III secolo d.C. (il che fa presupporre l'esistenza di un precedente foro repubblicano, ubicato altrove), il foro di Aquileia era situato proprio al centro della città, all'incrocio fra cardo e decumano massimo.

A pianta rettangolare (m 130 x 70) era lastricato in pietra carsica e circondato da una canaletta per lo scorrimento dell'acqua piovana.

Tre gradini conducevano, sui lati, ad un imponente portico abbellito da colonne rudentate sormontate da capitelli di stile composito - decorati cioè da volute ioniche e foglie corinzie (alcune sono state ricostruite integrando le parti mancanti con materiale laterizio.
Interessante notare che le colonne erano crollate tutte dalla stessa parte, probabilmente a causa di un terremoto).

Il piano del porticato, sopraelevato rispetto al foro di m. 0,60, era pavimentato in marmo rosso di Verona. Sotto il portico trovavano collocazione le botteghe (tabernae).

A sud, si affacciava sul foro la basilica civile (m. 76,80 x 29,40) - sede del tribunale, luogo di riunione degli organi di governo e punto d'incontro dei più importanti uomini d'affari - che dava, con l'altro lato lungo, sul decumano di Aratria Galla: di esso si può vedere un tratto di pavimentazione a basoli di trachite affacciandosi sul lato opposto di via Giulia Augusta.

Due iscrizioni, una proveniente dal porto e ritrovata nel 1889, l'altra - trovata proprio nel decumano (1970) - databile al II secolo d.C. (ora al Museo Archeologico) attestano che Aratria Galla, matrona aquileiese, per volere testamentario fece rilastricare il decumano dal foro al porto.

La basilica
- a pianta rettangolare - aveva due absidi sui lati brevi, ed il suo interno era diviso in tre navate da colonne che correvano anche sui lati corti: la pavimentazione della parte centrale era in marmo, quella del deambulatorio in pietra d'Istria.

Gli scavi del foro, iniziati da G. Brusin nel 1934, ripresi nel 1979 e tuttora in corso, hanno fino ad oggi portato alla luce parte del porticato di levante (m 75), metà di quello meridionale, una parte del lastricato della piazza, e parte della basilica civile.

Sono stati trovati molti elementi architettonici: plinti, capitelli e lastre con bassorilievi, visibili sia nel foro stesso che al Museo Archeologico.

Essi facevano parte di una balconata al secondo piano del portico, come si deduce da esempi noti da altri casi.

Sui plinti ritrovati e qui esposti si notino le decorazioni raffiguranti teste di Medusa e Giove Ammone, e sulle lastre festoni di fiori e frutta sormontati da protomi (sculture ornamentali raffiguranti teste o busti umani e animali) muliebri e retti da amorini.