L'aula Sud o teodoriana

L’aula sud, detta anche teodoriana, si ergeva in corrispondenza della seconda e terza navata dell’attuale basilica a partire dalla attuale entrata fino al presbiterio. Era rettangolare e divisa anch’essa in tre navate come l’attuale basilica, ma più strette e più corte.

Il suo tappeto musivo è stato ritrovato circa un secolo fa, qualche metro al di sotto dell’attuale livello esterno, ben conservato, mancante solo dove sono i basamenti delle grandi colonne della basilica ed in corrispondenza di qualche tomba.

Da una scritta sul mosaico sappiamo che la costruzione è stata eretta da Teodoro, che era allora il vescovo della comunità aquileiese. Poiché il vescovo Teodoro di Aquileia sottoscrisse gli atti del Concilio di Arles nel 314, giusto l’anno dopo l’editto di Costantino, possiamo logicamente pensare che in quel periodo di ritrovata libertà religiosa siano iniziati i lavori di costruzione dell’aula sud, quelli di rifacimento e ampliamento dell’aula nord ed i collegamenti delle due aule mediante gli ambienti centrali e il corridoio. Questa ipotesi porterebbe a datare i mosaici dell’aula sud e i meno antichi dell’aula nord intorno a quegli anni, mentre quelli gnostici per il loro contenuto allegorico potrebbero essere collocati in un clima culturale molto precedente, addirittura intorno alla fine del II secolo. Questo non vuol dire che ad Aquileia il cristianesimo abbia avuto radici gnostiche. San Paolo nella Lettera ai Romani (cfr 15,19) lascia intendere qualcosa quando  afferma di non essere andato oltre l’Illirico per noncostruire su un fondamento altrui: quest’altrui starebbe ad indicare che la prima predicazione ad Aquileia fosse rivolta primariamente ai giudei, a differenza di quella di san Paolo, che si rivolgeva prevalentemente ai gentili? Il riferimento giudaico è presente in tutto il discorso allegorico dell’aula sud e trova ulteriore conferma nel grande riquadro con la stella di David, che si trova nell’aula nord.

Il tappeto musivo dell’aula sud

Il tappeto musivo dell’aula sud, rettangolare, è suddiviso in quattro campate con festoni di acanto stilizzato paralleli al lato corto e paralleli al lato maggiore esclusa la campata di Giona. Guardando dall’attuale porta di ingresso della basilica, le prime tre campate sono ulteriormente separate in tre comparti (di sinistra, di mezzo e di destra) mediante gli stessi festoni di acanto, che recano il segno delle colonne corrispondenti alle tre navate dell’aula stessa. L’ultima campata, invece, è unitaria e qui in un tondo troviamo la scritta [cfr. Fig.2 completata nelle parti mancanti e tradotta da Iacumin]:

Il clima dottrinale di Aquileia nei primi secoli

Tali raffigurazioni non avevano solamente uno scopo decorativo, ma erano state eseguite per invitare i fedeli alla riflessione e alla conoscenza degli aspetti, allora più significativi, della salvezza portata da Gesù Cristo. Oggi, in un clima culturale del tutto diverso, la loro lettura non risulta per nulla immediata e per decifrare il disegno complessivo e le sue diverse parti e specialmente il messaggio allegorico sottinteso, non si può prescindere dall’ambiente dottrinale in cui il lavoro è stato pensato, progettato ed eseguito.

Ad Aquileia oltre ai libri canonici del Nuovo e dell’Antico Testamento, sappiamo da Ruffino che si leggevano nelle riunioni dell’assemblea altre opere “ortodosse