Il mosaico unitario della quarta campata

Nella quarta campata, che non è divisa in comparti, troviamo la maestosa e pregevole raffigurazione dell’episodio biblico di Giona e della pesca,  che si sviluppano in un vasto mare giallo-ocra con venature azzurre, popolato da ogni sorta di animali marini di superficie e di profondità e perfino da anatre. Il grande quadro si presenta unitario e originale nel suo dispiegarsi in episodi, per cui può essere analizzato come se fosse a sé stante, pur essendo parte integrante dell’intero complesso musivo dell’aula sia sotto l’aspetto tecnico-stilistico che sotto quello didascalico. 

La vicenda di Giona, narrata con tre episodi nel vasto mosaico che copre l’intera campata, inizia a sinistra in alto quando dal centro della nave un marinaio nudo, ben piantato con la gamba destra sul fondo e con la sinistra sul bordo della imbarcazione, getta in mare il profeta, del tutto svestito, che ancora sorretto per le gambe, già viene inghiottito dal mostro marino, prontamente emerso a pinne aperte come ali spiegate e con la parte estrema contorta in una voluta nello sforzo del balzo improvviso. A poppa un orante, in tunica bianca, è ritto con le braccia alzate al cielo, a prua un altro marinaio, anch’esso nudo, rema deciso tirando vigorosamente l’asta che affonda nell’acqua trasparente del mare ormai calmo, dove nuotano tranquilli pesci d’ogni sorta. Poco oltre, nella zona centrale del mosaico (purtroppo mutilato in due punti da un riquadro tombale e dalle fondamenta di una colonna della basilica)  il mare si popola maggiormente di animali marini d’ogni specie. Sulla sua superficie dalle barche, e da terra con reti, ami e lacci,  ferve adesso la pesca e la cattura delle anatre, mentre più in là nella zona alta del mosaico il mostro marino, riemerso dopo la traversata nascosta (non raffigurata), nuovamente contorto sta rigurgitando integro e vivo il profeta sulla spiaggia di uno scoglio, isolato sopra le acque,  fra lo stupore sbigottito dei pesci che nuotano intorno.

Subito più avanti Giona si riposa placido, disteso al fresco della florida cucurbitacea, cresciuta rapida per dargli ristoro dopo la faticosa predicazione (non raffigurata) agli abitanti della corrotta città di Ninive, che con  disappunto del profeta si sono convertiti e sono stati risparmiati.

Dal mare circostante le creature marine lo sbirciano curiose e meravigliate, forse indignate, mentre più sotto gli angeli e i giovinetti proseguono l’abbondante pesca con lenza ed amo.

L’allegoria di Giona e della pesca

Il racconto biblico di Giona, che viene buttato in mare dai marinai non per loro malanimo, ma a motivo della tempesta scatenata dal rifiuto del profeta, che rimane poi tre giorni nel ventre del drago prima di essere rigettato sulla terra ferma,  viene commissionato dal vescovo Teodoro per rappresentare la morte di Cristo, la sua discesa agli inferi e la sua resurrezione.

In questo contesto verosimilmente sta l’orante dell’imbarcazione, dalla quale Giona viene gettato in mare: la preghiera di offerta del Sacrificio.

Mentre la traversata nel profondo del mare “a bordo

Conclusione

La ricerca non è ancora conclusa, anzi è appena iniziata. I notevoli risultati positivi conseguiti incoraggiano ulteriori approfondimenti e lasciano intravedere la fecondità della metodologia seguita. Lo studioso si trova oggi di fronte ad una miniera aperta, ma non certo esaurita, con la mappa giusta per esplorarla e coltivarla.

Anche il comune osservatore, che rimane colpito dalla ricchezza e profondità comunicativa del linguaggio, si sente interpellato dalla raffigurazione e si ritrova in qualche modo coinvolto nella ricerca.