I mosaici della terza campata

Nel  comparto di sinistra della terza campata troviamo otto figure di animali, disposti su due file verticali e collocati orizzontalmente, rispetto a chi guarda verso il presbiterio, ciascuno in uno degli ottagoni concavi del reticolo formato da motivi geometrici ovali e circolari alternati. A prima vista gli animali sembrano essere : pecora, capriolo, lepre, antilope, ariete, cervo, capro, asino.

Il comparto fa riferimento all’arca di Noè, che ricevette da Dio il comando: “… D’ogni animale mondo prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono mondi un paio, un maschio e la sua femmina; … (Gn.7,2)“. Vi sono infatti sette animali mondi e la lepre, che è immonda, “perché rumina, ma non ha l’unghia divisa (cfr. Lv.11,4-6)

Nel comparto sud ritroviamo gli stessi otto animali, disposti sempre in due file verticali, ma collocati nel proprio ottagono orizzontalmente rispetto a chi guarda la parete sud; inoltre la lepre nel suo riquadro risulta sdoppiata.

Il comparto centrale è predisposto per ventiquattro celle, disposte in quattro file verticali, a forma di ottagono (quadrato con gli angoli smussati), ma nello spazio delle quattro celle centrali è stato ricavato un riquadro nel quale è raffigurato un Angelo. Questi alza con la destra una corona di mirto e tiene nella sinistra un ramo di palma. Ai suoi lati vi sono due corbe, l’una alla sua destra con frutti rotondi arancione e l’altra, molto rovinata, alla sua sinistra, forse contenete dei rami, a giudicare dalle sottili punte giallo-verdognole  rimaste.

Delle altre venti celle ci sono rimaste tredici intere, mentre quattro mancano del tutto e tre  parzialmente, a causa delle colonne della basilica finite sopra. In ogni cella troviamo raffigurato o un offerente oppure un uccello su ramo fiorito.

Le raffigurazioni del comparto centrale sono incastonate fra i motivi geometrici del reticolo, fatti di nodi e di trecce.

L’aspetto tecnico e artistico

Le figure degli uccelli, che sono inserite armonicamente nel loro riquadro a sfondo più chiaro, sono curate in ogni dettaglio. Ogni volatile, riconoscibile dall’aspetto e dal piumaggio realistici, è posato in equilibrio statico sul proprio ramo verdeggiante e fiorito, di cui sta per beccare i fiori. I quadri sono realizzati con grande maestria anche nei particolari più minuti, il che richiede una smaliziata abilità tecnica, dovendo l’artista “dipingere

Nel primo quadro l’equilibrio è dinamico ed è centrato in alto sull’offerente, che si protende a trattenere per una zampa il volatile che tenta di fuggire.  Nel secondo, invece, l’equilibrio è statico come in una bilancia e l’offerente, che porta l’asta a mo’ di giogo fulcrato sulla spalla, compensa con la forza della mano sinistra il carico di frutta posta dall’altra parte.

Negli altri due quadri, le offerenti, pur sembrando fatte in serie, risultano però diversamente equilibrate. La prima quasi si appoggia sul canestro. La seconda offerente bilancia dinamicamente i due grappoli, che tiene a sinistra, sollevandone uno a destra.

Si tratta di composizioni vive e nel complesso espressive, nonostante la sobrietà dei particolari.

Analoghe considerazioni possono essere fatte per i quadrupedi del primo e del terzo comparto, che sono inseriti nel loro riquadro con uno sfondo appena accennato, e che, pur torniti con un sapiente chiaroscuro, risultano generici, quasi di repertorio, privi di individualità, ma comunque riconoscibili come specie.

Il significato allegorico della terza campata

In un’opera come questa, ad alto contenuto simbolico, anche la diversità stilistica fra gli uccelli e le altre figure non può essere considerata casuale o, peggio, imputabile all’inesperienza degli esecutori materiali: piuttosto essa andrà ricercata nel contesto del messaggio che l’impianto scenico della campata vuole trasmettere. Allora si può pensare che ogni generico quadrupede (che sta per una coppia maschio-femmina) rappresenti in senso lato un popolo o una categoria di persone, che il numero simbolico sette stia ad indicare non solo sette, ma tutti i popoli della terra, che  l’offerente, più che il singolo, qui appositamente non caratterizzato, rappresenti l’azione dell’offrire, e che invece gli uccelli, ben delineati, vogliano esprimere con la precisione dei dettagli e dei piumaggi la singolarità dell’anima personale.

I tre comparti della terza campata, che sono stati ideati e realizzati con chiaro riferimento all’arca di Noè, dove entrano sette coppie di animali mondi ed una coppia di animali immondi (animali del primo comparto) stanno a significare che dopo Cristo la vecchia distinzione veterotestamentaria di popolo eletto è superata e che tutte le genti sono chiamate alla salvezza. Al tempo di Noè le specie animali si sono salvate entrando nell’arca, secondo la distinzione tra puri ed impuri. La salvezza di Cristo, invece, è universale, per tutti, indipendentemente dalla razza, dalla cultura, dalla religione, ecc.. Così come “nell’ottavo giorno ci sarà il grande ritorno di tuitto il creato al Padre, il destino di tutti gli uomini è la salvezza.

Singolarmente, però, perché la salvezza avviene in virtù di Cristo, il vero Noè rappresentato al centro del comparto di mezzo dall’Angelo, è previsto un percorso particolare per coloro che non avessero osservato la legge. Il comparto centrale, infatti,  che ricorda le offerte delle primizie e dei sacrifici delle varie festività ebraiche che vanno da Pasqua alle Pentecoste, è definito da Origene comparto della penitenza. Esso è largo 50 cubiti e, ripetto alla lunghezza complessiva dell’arca che è di 300, rappresenta la sesta parte. Nell’aula di Teodoro tale rapporto è mantenuto.

L’Angelo, raffigurante Cristo, interpreta l’Angelo Glorioso de Il Pastore di Erma. In questo testo è detto che l’Angelo della Penitenza “ha potestà su questo popolo e lo governa; egli, infatti, è colui che dà la legge nei cuori dei credenti…. Ebbene, quest’angelo, …dopo aver falciato i rami di un salice li distribuisce al popolo. Quindi, dopo qualche tempo, chiede che gli vengano restituiti.  ….Alcuni li restituiscono secchi e rosi dai vermi; altri li restituiscono secchi; altri li riportano verdi come li hanno ricevuti; altri ancora verdi con germogli e con dei frutti. … E furono portate corone come di palme ed egli incoronò gli uomini che avevano restituito i rami con germogli e frutti …e …  con germogli, ma senza frutti …  (cfr. Le Porte della Salvezza  a pag.141)