I mosaici della prima campata

Nel  comparto di sinistra della prima campata il reticolo di croci ed esagoni schiacciati delimita riquadri ottagonali, che nel mezzo si interrompono per lasciar posto ad un riquadro quadrangolare, giuntoci però molto mutilato a causa di una tomba costruitavi sopra nel 1251. Quel poco che resta di questo riquadro ci mostra elementi di una barca (timone e parte del timoniere) ed un particolare recipiente di corda, calato in mare, che serve per conservare vivo il pesce pescato. Attorno ad esso in ciascuno dei due ottagoni sezionati ai suoi lati si vede un recipiente traboccante d’acqua, nell’ottagono di sotto due seppie e in quello di sopra, distrutto dalla tomba, forse c’erano gli stessi animali marini di profondità. Disposti poi con diversa simmetria rispetto al riquadro centrale, troviamo: in posizione chiastica quattro ottagoni con busto di offerente, quattro con nodo, quattro (uno mancante) con delfino e sistemati a croce quattro ottagoni con uccello su ramo fiorito.

Nel comparto centrale vi sono elementi semicircolari, che a quattro a quattro si uniscono lungo il diametro ad un riquadro quadrangolare, formando internamente sette grandi croci curvilinee  ed esternamente contorni curvilinei.  In ciascuna delle sette croci, si trova una girandola, costituita da quattro pelte falcate di color rosso saldamente agganciate con un nodo di Salomone. Esternamente  e fra i loro contorni delle croci, centralmente vi è un riquadro con grata o nodi oppure a scacchiera e diagonalmente vi sono quattro cerchi con nodi.

Al centro del comparto in una riquadro rettangolare più grande è rappresentata La lotta del gallo con la tartaruga. Dai resti di una cornice sottostante si capisce che è stata aggiunta in un secondo tempo (forse dopo il Concilio di Aquileia del 381), in sostituzione di un panello precedente raffigurante probabilmentel’arcangelo Gabriele che annuncia la discesa agli inferi di Cristo.

Una parte del comparto è andato perduta  sotto due colonne della attuale basilica.

Nel terzo comparto i riquadri, che sono tutti ottagonali e adiacenti, sono disposti in otto livelli, ciascuno con tredici posti. Il reticolo, che li disegna, ha gli incroci di forma romboidale.

Nei riquadri ottagonali troviamo stelle, nodi, inferriate, scacchiere, croci ed altre figure geometriche, ma nel quarto livello compare una singolare figura: una testa in giù di demonio.

Il significato allegorico della prima campata

Il significato allegorico di questa prima campata non è immediato. I quattro personaggi del comparto di sinistra, aventi come gli schiavi la bulla al collo, rappresentano le quattro alleanze dell’Antico Testamento, quelle di Adamo, di  Noè, di Abramo e di Mosè, aventi appunto con Dio un rapporto di sudditanza e di schiavitù. La presenza di animali marini di superficie (considerati dai Giudei mondi) e di profondità (considerati immondi) sta ad indicare che la chiamata (significata dalla pesca) è rivolta a tutti. In questa campata il pescato viene messo in un recipiente per essere conservato vivo, ad indicare che i pescati non muoiono, come i pesci, ma vengono portati nel mare di Acherusia, cioè della vera vita.

Nel comparto di centro le falci giranti indicano la  discesa agli inferi e le diverse grate i luoghi in cui erano prigionieri i giusti.

Nel comparto di destra troviamo il regno dei cieli, suddiviso in otto livelli con tredici posti: gli otto livelli sono i  sette cieli planetari più quello delle stelle fisse ed i tredici posti corrispondono alle dodici tribù d’Israele più quella di Levi.

L’aspetto tecnico e artistico

Si può pensare che l’ampio tappeto musivo dell’aula sud, come era d’uso, sia stato messo in opera da un gruppo di mosaicisti, guidati e coordinati da un capomastro responsabile, sulla base di un cartellone già predisposto, e che l’esecuzione delle raffigurazioni più impegnative, quali i ritratti, siano state affidate all’artista più adatto e più abile. Su questa base possiamo ipotizzare che i quattro personaggi del primo comparto siano stati “dipinti

Molto più povero, invece, e frutto di imperizia, il pannello dell’aula sud. In esso c’è l’evidente taglio della parte superiore della colonna e della tabella. Si evidenzia, inoltre, la manomissione di tutta la parte superiore e dello spazio attorno alla colonna (o ingresso alla Sceòl?) dove la sostiotuzione delle precedenti immagini è fatta con tessere di diversi tipi di calcare bianco, di dimensioni maggiori. E’ evidente l’intento di celebrare la vittoria della luce, non quello di descrivere il bilanciamento (lotta) tra luce e tenebre. Solo che la celebrazione (siamo in età teodosiana) non trova adeguata capacità artistica.

Nel terzo comparto fra i tanti ottagoni con motivi geometrici o con sigilli,  raffiguranti le diverse dimore dei cieli, troviamo una curiosa figura di testa, disegnata solo nel contorno, fatto con una linea di un’unica tessera.

Si tratta dell’angelo ribelle che precipita dal quarto cielo, a testa in giù, con la lingua fuori in uno sberleffo e con un ciuffo ricurvo come un uncino,  nel punto in cui la sua fronte spavalda si unisce al capo pelato.

La figura, senza rilievo e senza colore, immateriale come lo spirito, risulta sfrontata come il suo ricciolo ribelle che s’incurva sulla testa ed irriverente come lo sberleffo che esce dalla sua bocca.  Ha in sé alcunché di perverso e di malvagio per cui ritrae efficacemente il maligno. La sua espressività, ottenuta con tratti sommari tipici della caricatura, rimanda all’essenzialità di certa produzione contemporanea.