I mosaici del tempo di Teodoro

La III e la IV campata dell'aula Nord conservano i mosaici più antichi, quelli della precedente sala gnostica non coperti dalle basi del campanile.

Solo in parte ritoccati, questi mosaici originariamente rappresentavano una delle tre vie di purificazione, che l’anima doveva percorrere per giungere al luogo della pienezza di Dio (pleroma). Le altre due vie sono purtroppo perdute sotto le fondamenta del campanile, come si può vedere nella figura a fianco.

La parte restante dell’aula nord, quella dell’ampliamento teodoriano corrispondente alle prime due campate e alla zona destra delle campate terza e quarta, risulta coperta da un tappeto musivo storicamente meno interessante ed artisticamente meno importante.

Nella parte ampliata della quarta campata (quella non finita sotto le fondamenta del campanile) continuano gli ottagoni, rifatti a sud del tappeto a stelline. Ma sono riempiti di motivi vegetali.

Nella terza campata  ritroviamo lo schema reticolare dei mosaici antichi, con le solite forme ovali e sferiche, e nei riquadri quadrupedi rampanti e coppie di uccelli.

Nella seconda campata il tappeto musivo risulta decorato con un reticolo di croci ed esagoni schiacciati, che contornano riquadri ottagonali, nei quali sono inserite raffigurazioni allegoriche o motivi araldici. 

Infine la prima campata, separata dalla seconda da una larga e poco regolare fascia divisoria, molto modesta anche come esecuzione,  non sembra riportare figurazioni in qualche modo allegoriche, ma più che altro elementi geometrici o decorativi.

L’aspetto allegorico e figurativo

Le raffigurazioni allegoriche in quest’altra parte dell’aula nord, se paragonate a quelle più antiche, non reggono il confronto, perché già mancano in partenza di quei significati arcani e profondi che hanno gli “Arconti

Si osservino ad esempio i mosaici ritrovati all’interno del campanile: i quadrupedi, benché anatomicamente ben realizzati, risultano statici anche quando corrono o saltano e le coppie di uccelli contrapposti, pur perfettamente rappresentati vivi, sono privi di quella vitalità intrinseca che li farebbe percepire animati.

L’Autore, che qui ha esteso dalla prima navata lo stesso reticolo con cerchi e ovali, colloca  volutamente in parallelo alle figure della prima navata, una coppia di uccelli in un riquadro e nel riquadro accanto un animale.

Ma qui, se la coppia di uccelli rappresenta ancora l’anima non purificata, gli animali quadrupedi non sono più le personificazioni di esseri mitici, ma indicano genericamente una categoria di persone chiamata alla salvezza.

Di conseguenza  il riquadro non è una “finestra

Considerazioni conclusive sui mosaici meno antichi dell’aula nord

Le raffigurazioni meno antiche dell’aula nord, pur nei  limiti ricordati, assolvono egregiamente il  loro compito didascalico, mediante un’allegoria semplice ed una comunicatività più immediata, non  priva di qualche pregio stilistico.

Si guardi ancora, ad esempio, l’agnello della seconda campata:  il capo dolcemente reclinato, le orecchie lievemente piegate all’in giù,  le palpebre socchiuse, l’incedere lento con gli zoccoli ben piantati al suolo.

Tutti questi animali, di razze differenti, esprimono la mandria dell’umanità sulla terrra: differenti razze, culture, ecc., ma tutte chiamate alla salvezza. Il concetto verrà riproposto molto insistito da Teodoro nell’aula sud.

Sotto l’aspetto pittorico la raffigurazione, un po’ ingenua, è di gradevole effetto. La luce penetra dall’esterno sulla figura, verticalmente, evidenziandone i tondi esposti con una graduale e precisa ombreggiatura e lasciando le parti in secondo piano più sfumate. I contorni risultano decisamente delineati, per contrasto, sullo sfondo dove il chiarore si riverbera,  dissipando ogni forma di ombra   L’agnello, ritto, emerge anche per l’effetto prospettico dato dal posizionamento delle zampe più interne,  disegnate più corte e poggiate al suolo più alte.

In questi mosaici meno antichi si intravedono lo scopo didascalico di chi ha commissionato i lavori e lo sforzo comunicativo di chi li ha eseguiti.  Facilmente si intuisce il messaggio, incentrato sulla resurrezione di Cristo e sulla vita nuova che ne deriva. Ne sono immediate allegorie  il leprotto albino che cambia il colore del mantello per adattarsi ala nuova stagione,  i funghi che escono rapidi dalla terra dopo la pioggia, le lumache che escono dal loro guscio quando è passato il pericolo, … .

Considerazioni conclusive sull’aula nord

Guardando l’intero tappeto musivo, così come ci è giunto dopo i ritocchi, i rifacimenti e le estensioni, grazie al nuovo lavoro di decodificazione, si può capire adesso il significato allegorico nuovo datogli da Teodoro.

Senza distinzione di stirpe o di razza tutti gli uomini, rappresentati dagli animali della seconda campata (sia quelli puri con zoccolo a unghie separate, sia i non puri e quelli massimamente impuri come la lepre, addirittura senza zoccolo) sono invitati a partecipare alla salvezza portata da Cristo. Attraverso un itinerario di purificazione (cieli planetari) e di arricchimento spirituale (cielo delle costellazioni)  si giunge alla contemplazione della pienezza trinitaria (pleroma). Oppure si arriva per altra via, mediante lo slancio verso l’alto e l’ascesi  spirituale (cfr. i mosaici interni al campanile), al luogo della piena manifestazione di Dio, dove la nostra sorte si adegua all’ambiente divino, come fa il coniglio albino che cambia il manto per adattarsi al clima della mutata stagione.

Nella seconda campata l’iscrizione, in parte rovinata dalle fondamenta del campanile,  ricostruita,  si leggerebbe: “IANVARIVS DE DEI DONO V(otum) S(olvit) P(edes) DCCCLXXX