L’allegoria dei mosaici antichi dell’aula nord

In conclusione, i mosaici più antichi dell’aula nord (prima dei ritocchi e dei rifacimenti fatti in età teodoriana) avrebbero descritto iconograficamente la visione della salvezza legata alla conoscenza delle realtà ultraterrene, come sostenuta dallo gnosticismo, una setta di orientamento prettamente elitario,  diffusasi al tempo del primo cristianesimo.

Con il rifacimento e le trasformazioni operate al tempo di Teodoro per adattare l’aula al culto ortodosso-cristiano, l’ultima fascia potrebbe rappresentare la Trinità: il Padre Generatore (l’Ariete); lo Spirito Santo (l’ampolla di profumo posta sopra la lotta della luce contro le tenebre), il Figlio (i Pesci, poi eliminati).

Più sotto, le raffigurazioni solo in parte ritoccate potrebbero descrivere in termini allegorici il cammino di purificazione dell’anima oltre la morte: nei cieli planetari l’anima (rappresentata dalla coppia di uccelli) si libera della sua negatività prima di giungere purificata nel cielo delle costellazioni, dove lascia ai piedi del drago (poi diventato capretto) gli ultimi residui materiali prima di giungere al paradiso.

L’aspetto artistico dei mosaici più antichi

Queste straordinarie e arcane raffigurazioni  hanno sempre lasciato in chi le guarda uno stupore reverente e meravigliato. Tuttavia non si può né capire né gustare pienamente un’opera d’arte, senza prima conoscere la sua struttura sintattica e il valore semantico del codice descrittivo usato. Finalmente decodificato, questo mosaico oggi è in grado di interagire con la sensibilità, la percettività, la creatività ed il vissuto culturale di ogni visitatore e di far emergere in ciascuno  emozioni nuove, intuizioni e comprensioni personali.

Il reticolo delle decorazioni e dei sigilli, perfettamente disegnato, ritma in modo armonico e ben modulato gli spazi celesti, dove sorgono gli alberi e spuntano i rami e dove si muovono, si posano o si assidono i mitici  esseri animati.

Nel riquadro della cornice concava ad archi circolari gli uccelli della coppia, che sono disposti simmetricamente e che sembrano l’uno l’immagine speculare dell’altro,  sono colti invece in una movenza leggermente diversa, che conferisce all’insieme quel dinamismo, per cui chi guarda li vede non solo vivi ma proprio mobili, intenti ad allungare o  arretrare il becco dal tirso fiorito.

Anche gli uccelli singoli, perfettamente realizzati fino nelle sfumature, mantengono integra la loro vivacità dinamica, sia quando sul ramo si equilibrano ad ali semiaperte sia quando si trovano sbilanciati in avanti nell’atto di beccare.

I cinque animali mitici della eclettica cultura alessandrina, dei quali due soli sono conservati integralmente, salgono rampanti e decisamente aggressivi, tutti sicuri al pari di Pegaso alato,  manovrando con la coda e roteando nell’atmosfera densamente luminosa del loro cielo planetario le quattro zampe, come un moderno velivolo a pale rotanti. Nel proprio riquadro curvilineo, quasi fosse una finestra aperta in quel cielo, ciascuno si muove bardato e attrezzato, ma specialmente ben caratterizzato, particolarmente nelle espressioni delle due figure giunteci integre, quelle di Parhedron e di Ariuth, che non si presentano con i tratti spenti degli animali, ma con l’espressività comunicativa dei gesti e dei volti umani. Nell’ordine a partire dal cielo più basso incontriamo: 

nel cielo di Zeus: Jachhthanabas (cavallo alato), arconte violento ‘che sale infuocato …’;

nel cielo di Afrodite: Parhedron, arconte della lussuria ‘…dalla faccia d’asino’;

nel cielo di Ermes: Ecate, arconte menzognero con più facce;

nel cielo di Ares: Ariuth, l’etiope, che ha le sembianze di capra nera e che istiga alla collera;

nel cielo di Cronos: Paraplex, che si presenta come torello dell’abbondanza con falce messoria.

Nel cielo delle stelle fisse dentro le finestre a forma di croce arcuata, marcata dai quattro sigilli stellari, troviamo metaforicamente raffigurate le costellazioni: il Capricorno, le Pleiadi, il Gambero e il Drago (modificato nel Capretto).

Mentre il capro ed il drago/capretto, custodi della Luce e guardiani delle anime, sono placidamente adagiati e la famiglia delle pernici si muove a proprio agio sulla pianta arborea, il gambero timorosamente aggrappato al proprio sostegno innaturale a fatica retrocede appena colpito dalla torpedine in fuga lesta, quasi presago degli accesi dibattiti che il passo biblico avrebbe sollevato. 

La colomba “teronina

il Fior di loto, che sboccia e quasi esplode, nella sua potenzialità di emanare;

l’Ariete, che aspetta paziente e regge la corona degli eletti;

il Gallo e la Tartaruga, la cui lotta simboleggia l’arrivo della luce e l’arretramento delle tenebre. Tuttavia, i due animali si trovano si un piano a mezz’aria, che è l’ultimo prima di raggiungere quello dell’anforetta di profumo, che è lo spirito, il quale, per gli gnostici, si espande nell’universo. Siamo pertanto di fronte alla “contrapposizione

Considerazioni conclusive

Abbiamo, ora, la possibilità di decifrare il codice simbolico dei sigilli e delle raffigurazioni che ci permette di cogliere i nessi sintattici della scena singola in rapporto con le altre vicine.

Nel variegato contesto culturale odierno, caratterizzato specialmente nel campo figurativo da ricerche di nuovi codici e forme espressive e restio ad accettare criteri oggettivi di valutazione artistica, dopo essere entrati nel merito del linguaggio usato, del dato trasmesso e del messaggio ricevutio, è lecito andare oltre alle epidermiche sensazioni e alle private suggestioni?

Riguardo a questi mosaici, un’opera di così grande valore e tanto ricca di significati, ci sembra riduttivo fermarsi a sottolineare unicamente il pregio dei materiali, la maestria dell’esecuzione, la luminosità dei colori, la vitalità delle figure, l’espressività delle connotaioni, la vivacità delle scene e l’unitarietà dell’intreccio complessivo.

Si può allora concludere che l’Autore è un artista di sicuro talento: colto, raffinato, elevato nel sentire, … capace di trasferire nella sua opera la forza evocativa di significati che sorpassano il percettibile ed il razionale.

Il gallo, che avanza deciso e battagliero, a cui si contrappone la tartaruga ostinata, ma costretta ad arretrare inesorabilmente in una battaglia incessante e incalzante, indica la luce che sconfigge la tenebra e allegoricamante la lotta vittoriosa del bene contro il male. La forza evocatrice della scena è tale che l’osservatore rimane incantato e convinto, come davanti ad una dimostrazione.