Gli argini

Lunghezza: 24 km circa

Durata: 3 ore circa

Il percorso attraversa il centro civile medievale della città e prosegue in un territorio di bonifica, la cosidetta IV partita,  fino alla laguna. Nel tragitto è facile scorgere diverse specie di trampolieri (garzette, aironi cinerini) e di rapaci (falchetti, poiane) e qualche capriolo.

Dall’ufficio IAT, percorriamo un breve tratto di SR 352 (via Giulia Augusta) verso nord; subito dopo il Grande Mausoleo giriamo a sinistra in via XXIV Maggio; la percorriamo tutta fino a piazza S. Giovanni, centro civico cittadino per tutto il Medioevo. Alla fine della piazza giriamo a destra, per via Dante Alighieri, la medievale strada Caligareciis, che costeggia il Natissa. Arrivati alla chiesetta delle Vergini, ricostruzione ottocentesca di una chiesa medievale, attraversiamo il ponte delle Vergini, dove il fiume di Terzo si unisce al Natissa.

Dopo circa 400 m., prendiamo lo sterrato a sinistra (sulla nostra destra ci sono tre casali ristrutturati). Percorrendo il lungo rettilineo notiamo, sulla nostra sinistra, l’argine del Natissa. Con una curva a destra si sale sull’antico Argine regio, il riparo alzato nel corso delle bonifiche settecentesche. Percorriamo un tratto di argine e giriamo a destra oltrepassando un ponticello; arriviamo all’incrocio e prendiamo sinistra la SP 91. Da questo punto, possiamo arrivare alla costa proseguendo sempre dritti (se le condizioni del terreno lo permettono), oppure prendendo una delle stradine sulla nostra sinistra e salendo a piedi sull’argine del mare. La laguna ci appare in tutta la sua bellezza. 

Il rientro ad Aquileia deve seguire la stessa strada, tralasciando solo l’Argine regio. Dal lungo rettilineo della SP 21, guardando verso nord, alla nostra sinistra, si scorge ancora l’argine dell’antico Anfora, il canale di epoca romana attraverso cui risalivano le imbarcazioni dirette ad Aquileia. L’Anfora è stato interrato qualche decennio fa.

Notizie sul territorio

Questo percorso interessa la IV Partita, cioè uno di quei territori che furono bonificati a metà Settecento per volontà dell’imperatrice d’Austria, Maria Teresa. Ancora oggi, infatti, con il termine “Argine regio