Puartis

Fino agli anni ‘70 del secolo scorso, a ridosso della strada statale in quest’area erano presenti alcune abitazioni private, poi demolite per poter ampliare lo scavo archeologico del foro romano. I cittadini che risiedevano qui dovettero trasferirsi in una nuova zona di Aquileia, ma portarono con sé il vecchio toponimo lis Puartis, che oggi corrisponde quindi a una nuova zona residenziale, ma che originariamente indicava la zona in cui vi trovate.

Il toponimo friulano lis Puartis (le Porte) fa riferimento all’assetto urbano medievale, che qui aveva la porta settentrionale della cinta muraria. Nel periodo romano, invece, quest’area corrispondeva al centro civile della città, documentato ora dagli scavi del complesso forense, mentre le mura si trovavano circa 500 metri più a nord. Dopo la terribile esperienza dell’assedio di Attila nel 452, la città decise di difendersi da altre possibili incursioni rinforzando le mura. Intanto, parte della popolazione si era trasferita a Grado; a questo calo demografico corrispose una contrazione urbanistica della città, che si raccolse attorno alla cattedrale, diventata nel frattempo il nuovo punto di riferimento per la comunità. La nuova cerchia muraria, che collegava la banchina portuale ad est con le mura occidentali, risultò perciò più ristretta e spostata più a sud. Il foro, il circo, il porto, l’acquedotto e tutti gli edifici romani che si trovavano a nord delle nuove mura furono abbandonati e i loro materiali in seguito riutilizzati per altre costruzioni. Nel corso dei secoli, l’abbandono di questo territorio determinò il dislivello di quota che ancora oggi è ben visibile tra la campagna e il centro urbano attuale.

La porta settentrionale medievale, la più importante della città, fu chiamata nel tempo con nomi diversi: porta Glemoni,porta Utinae, porta Omnium Sanctorum, porta Ospitale. Entrando in città da questa porta ci si trovava nella zona del Trivium, così chiamata perché qui si univano le tre strade principali della città medievale: la Contrata Pala Crucis, che ricalcava il cardo romano da sud a nord, la strada che proveniva dalla zona patriarcale della basilica a est, e la Contrata de Zadris, che arrivava dal centro cittadino a ovest, dove si trovavano ancora i resti del teatro romano: zadris è infatti la continuazione romanza del latino theatrum. In questa area sorgeva la chiesa paleocristiana dedicata ai Santi Ilario e Taziano. Ilario fu il secondo vescovo di Aquileia, ucciso, assieme al suo diacono Taziano, nel 284 durante la persecuzione dell’imperatore Numeriano. La chiesa in memoria dei due martiri, a pianta ottagonale, era stata costruita alla fine del IV secolo sopra il cardo massimo della città romana, e utilizzava il lastricato stradale come pavimentazione. La chiesa fu demolita nel 1799 in seguito alla soppressione degli ordini religiosi decisa dall’imperatore Giuseppe II d’Asburgo. Di fronte alla chiesa, in epoca medievale si costituì l’antico ricovero, conosciuto come Pio Hospitale di tutti li Santi o Hospitale SS. Elari e Tatiani, dove pellegrini e forestieri potevano ricevere vitto ed alloggio temporaneo. Uscendo dalla città, dopo aver oltrepassato sulla destra la chiesetta di San Lazzaro, la strada si biforcava: il ramo corrispondente al cardo romano proseguiva a nord, verso la Prepositura Santo Stefano, chiesa di probabile origine paleocristiana, mentre l’altro ramo, la Contrata SanctiAlexandri, piegava a est in direzione del Monastero benedettino femminile di Santa Maria e continuava poi verso Cividale, Gorizia e Trieste.

Il grande Mausoleo

Il monumento sepolcrale alto 17 metri risale all’inizio del I secolo d.C. Fu rinvenuto nel 1955 qualche chilometro fuori dalla città, sulla via Gemina, in parte ricostruito e ricollocato dove lo vedete ora. L’ubicazione attuale non è quindi quella originale, né avrebbe potuto esserlo, dal momento che questa zona si trovava all’interno delle mura cittadine, mentre le leggi romane imponevano che le tombe si trovassero al di fuori delle mura.