Durida

In epoca romana, la parte orientale di Aquileia era lambita da un imponente corso d'acqua, che risultava dalla convergenza dei due fiumi Natiso e Turro, come ricorda lo storico antico Plinio. Nella seconda metà del IV secolo d.C. queste acque non passarono più per Aquileia per motivi ancora non conosciuti: forse a causa dell'assedio da parte delle legioni dell'imperatore Giuliano l'Apostata nel 381 d.C., oppure per cause naturali, come una forte alluvione. Oggi, i corsi di questi due fiumi, cioè il Natisone che scende da Cividale ed il Torre che proviene dai monti a nord di Udine, si trovano molto lontani da Aquileia e il territorio aquileiese è invece percorso da tanti piccoli corsi d'acqua: il Natissa, la Pantanosa, il fiume di Terzo, il Marignûl, l'Ausset. Questi fiumi sono alimentati dalle acque di risorgiva di cui la Bassa Friulana è ricca e, pertanto, il loro corso è molto breve.

Sotto il ponte delle Vergini, costruito a fine sec. XIX, scorrono le acque del fiume Terzo (il medievale Robedula), che raccoglie più a monte quelle dell’Ausset e quelle dell'antico Anfora, il canale artificiale costruito in epoca romana che collegava la parte occidentale di Aquileia con il mare. Questi fiumi si uniscono, in questo punto, al Natissa che scende da nord, aggira il lato orientale e poi quello meridionale di Aquileia e si dirige infine verso la laguna di Grado, l'antico scalo marittimo di Aquileia romana.

Accanto al Natissa, fino al mare, ci sono i resti di una strada romana con le relative aree sepolcrali, che testimoniano l'importanza che questo corso d'acqua aveva per l'economia dell'antica Aquileia. Le attività commerciali si impoverirono nei secoli successivi al crollo dell'impero romano, ma non si interruppero mai completamente. In epoca medievale, quando Aquileia divenne la capitale religiosa e politica della Patria del Friuli, il Natissa fu di nuovo attrezzato con banchine portuali che consentivano alle imbarcazioni provenienti dai porti dell'Adriatico (Trieste, Marano, Venezia, Isola d'Istria, ecc.) di giungere sino all'interno della città.

L’idronimo Natissa deriva chiaramente da Natiso ed è testimoniato a partire dal VI secolo.

Oltre al toponimo Ponte delle Vergini (che ricorda le quattro martiri cristiane Erasma, Tecla, Eufemia e Dorotea) questa località è conosciuta anche col nome Durìda, dal latino Turrita, cioè zona con torri di difesa. Resti di una struttura difensiva sono stati, in effetti, individuati proprio sotto la chiesetta attuale.